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L'Abbazia di San Rabano fu edificata intorno all'anno
1000 con il nome di Santa Maria Alborense. La sua fondazione apre la
storia di Alberese fino alla costruzione del palazzo fortificato del
paese omonimo da parte di Beuccio Capacci, priore dell'Ordine di San
Giovanni. Il complesso, sorto nell'XI sec. come insediamento benedettino
cassinese, raggiunse il pieno sviluppo soprattutto nel corso del secolo
successivo ad opera dei benedettini cistercensi. La scelta di tale luogo
è sicuramente da mettere in rapporto ad un piano di controllo
territoriale, di sfruttamento delle risorse di cui questa zona era ricca
e di sviluppo economico. A poca distanza dall'Abbazia passava la "Strada
della Regina" che permetteva il collegamento tra l'antico tracciato
dell'Aurelia ed il mare. Dopo il 1000 l'Abbazia fu trasformata in fortilizio,
chiuso da mura e munito di torri di avvistamento.
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Il primo documento relativo all'Abbazia che conosciamo
porta la data del 7 aprile 1101 ed è la risoluzione data dal
Papa ad un contenzioso sorto tra il Vescovo di Roselle e l'Abate per
quanto riguarda la riscossione di decime da parte del primo sul territorio
del secondo. Nel corso del XII sec. l'ordine benedettino andò
incontro ad un periodo di crisi che portò all'abbandono di molti
monasteri. Tale crisi dovette sicuramente investire anche S. Rabano,
ma la mancanza di documenti non permette di conoscerne con sicurezza
le sorti. Il 30 Gennaio del 1303, Papa Bonifacio VIII incaricò
il priorato pisano dei cavalieri di Gerusalemme di "vigilare, custodire,
difendere, amministrare le terre e il monastero di Alberese." In
un documento del 30 Gennaio 1307 il luogo è definito ancora "Monastero"
mentre nel successivo del 18 Ottobre 1336 compare per la prima volta
il termine "Fortilizio". Se ne deduce che la fortificazione,
visibile ora come innalzamento delle murature con merli, sia avvenuta
fra le due date. Il complesso architettonico è composto da una
chiesa, dal relativo monastero e da una torre d'avvistamento detta "dell'Uccellina".
I lavori risalgono a due cantieri principali ed a vari altri interventi
successivi. Parte del materiale costruttivo è sicuramente di
recupero e la fondazione sembra basarsi, non sappiamo fino a che punto,
su strutture preesistenti. Il primo cantiere è riferibile alla
fine del XI sec. mentre l'altro alla seconda metà del XII. La
chiesa di fondazione aveva uno schema cruciforme con copertura a capriate
e volte a botte nei transetti. La volta a crociera della navata risale
al secondo cantiere così come il campanile e la cupola. Di particolare
interesse risulta il sistema di copertura, in parte crollato, della
navata centrale ritenuto uno dei più antichi esempi di volta
costolonata in Toscana. La copertura, pesantissima, è costruita
in pietrame e sorretta da grossi costoloni che poggiano tramite capitelli
direttamente sui muri della navata, Molto bello l'alo tiburio ottagono
della cupola, da alcuni indicato come bizantino ma rapportabile alla
cultura del romanico lombardo. L'interno, particolarmente suggestivo,
ospita una scala che sale lungo le pareti con sei rampe che poggiano
su archi sorretti da colonne e pilastri. Della scala originaria rimane
soltanto la prima rampa, mentre le altre risultano alterate dai lavori
del primo restauro realizzato nel 1972. I resti del monastero non sono
in un buono stato di conservazione e solo i recenti scavi hanno potuto
permettere una lettura migliore del complesso che risulta essere ciò
che rimane di una struttura solida con sviluppo su due piani, pavimenti
in cotto e copertura in pietra. Si può riconoscere un cortile
centrale con cisterna, i resti di cabalette per la raccolte delle acque
piovane, un'entrata carrabile ed una più piccola, un ambiente
provvisto di forno vicino alla torre dell'Uccellina e una struttura
circolare, forse una preesistente torre d'avvistamento, ritenuta il
nucleo più antico del complesso e del tutto inglobata nelle murature
successive dell'abitato circostante non restano che poche tracce nel
bosco, alcune cisterne e rovinati perimetri murari.

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